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Favolosi anni 50


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44 risposte a questa discussione

#21 Geiger

Geiger
  • Guest

Inviato 26 aprile 2009 - 17:08

Se avevo la posibilià di scegliere in qualli anni vivere, avrei scelto senza altro anni 50/60. Sono nato nel '63, ero troppo piccolo, quindi il più bello me lo sono perso :sarchaha:
Edmondo, fantastico il tuo racconto!

#22 neolo32

neolo32
  • Guest

Inviato 30 aprile 2009 - 12:32

Se avevo la posibilià di scegliere in qualli anni vivere, avrei scelto senza altro anni 50/60. Sono nato nel '63, ero troppo piccolo, quindi il più bello me lo sono perso :schoiked:
Edmondo, fantastico il tuo racconto!






Buon giorno a tutti !
Mi ero perso il trasloco, grazie a route 66 eccoci qua . Sto rintracciando il mio piccolo pasaggio sulla 66, niente in confronto ai veri professionisti come hao avuto modo di vedere . Pensavo che questo ponte era adatto per una lettura, si tratta del mio impatto ufficiale con la "vecchiaia " come vedete avvenuto più di dieci anni fà, tutto sommato ben assimilato . Se l'alluvione continua, termino presto la secoda parte, alla prossima edmondo



LA PRIMA VOLTA


Fine anni novanta, sbracato all’americana sulla poltrona-Commodoro del Fly-Brige (sarebbe l’attico Cabriolet dei Mega -Yacht), osservavo l’incredibile progresso Urbanistico di Barcellona. Grazie alle Olimpiadi, ed all’ iniziativa intelligente del Governo locale, molto era stato fatto con soddisfazione quasi generale. Avevo trasferito da Lignano Sabbiedoro, questo 25 Mt. esposto all’emergente Salone Nautico Spagnolo. La stagione era autunno, meritava attenzione al Meteo .
Al mio lato l’assurda vasca Yacuzzi vuota, costava un occhio della testa, rubinetti in mano.
Le traversate bene, solo il solito Golfo del Leone (sempre infido), aveva regalato due giorni di lavoro extra ai marinai, per rassettare a nuovo la Barca .
Prima tappa Trani per sosta notturna e buncheraggio .
Navigando quasi sempre in alto mare per evitare i ripetitivi e fastidiosi controlli, delle decine di diversi preposti autorizzati a vegliare sul giardinetto davanti casa, quando convergo su Trani, la prima cosa materiale che scorgo, dopo il tecnologico puntino sullo schermo Radar se posto a scala 30 o 40 Mgl., è il minuscolo puntino bianco della sua Cattedrale .
Trani (la bella), per noi naviganti che conosciamo quasi sempre e solo la parte bagnata dei luoghi dove approdiamo, il soggiorno nel porto di Trani è un regalo gradito, quella meravigliosa Cattedrale che svetta in mezzo al Mare, costruita sembra sopra altre tre o quattro, che mano a mano volontariamente hanno ceduto posto, insabbiandosi, alla successiva, più bella, più grande, più visibile, stimolante per chi ancora dovesse aggirarsi dubbioso nella vita . Inoltre, nel porto in testa al Pontile Comunale, è all’ormeggio, una tra le più belle barche a vela dell’Adriatico, ci ho fatto il filo per visitarla, ma siccome si parte sempre con l’alba, la ho mancata .
Quel desiderato puntino bianco, che lentamente ingrossa, sembra raffiguri la speranza di salvezza, quando le brutalità del mare, della sua natura, nelle burrasche violente, non sai più dove cercarla . Io persisto nel rimanere ateo, ma confesso che in mare a volte ho vacillato, no, non durante le burrasche, hai troppo da fare se vai a vela .
Durante una traversata, anni 70, di rientro da Antigua a Gibilterra via Horta (Azzorre), ho voluto uscire dalla rotta logica, avevo scelto scioccamente una Lossodromica, più lunga anche se sembra più corta vista sulla carta, così tanto per cambiare (mai uscire dal seminato, direbbe la mia nonna), logicamente ad un cinquantina di mgl. a Sud delle Bermude mi trovai impantanato in una zona di calme, che durarono più di 5 giorni . Per fortuna ero finito dentro un esteso tappeto di Sargassi, e per distrarmi, ne recuperavo a bordo, in una grande bacinella con acqua, pezze di circa 50X50 cm. Passavo il tempo ad osservare con la lente del carteggio, la complessità della vita a bordo di quel sistema autosufficiente, che rinnovava costantemente la sua complicata esistenza, piccoli pesciolini, chioccioline di mare, neonate (credo) piccole Meduse, gamberetti così anoressici che erano trasparenti, ed una miriade di altre forme di vita a mè sconosciute, tutte di casa ed al riparo nell’intricato Sargasso . Come noi, rispettando la propria orbita circolare, che corrispondeva a quella centrale della corrente del Golfo, nascevano, si riproducevano, vivevano e morivano sul loro asteroide, che a differenza del nostro era piatto . Per loro l’universo infinito era quel minuscolo spicchio di cielo che riuscivano a scorgere. E se anche Noi ??? Domanda imbarazzante !!!.
Ci eravamo lasciati con qualche mia possibilità di vacillamento, cerco di chiarirlo .
Mi era capitato quando certe condizioni eccezionali si erano per caso riunite, spiego a continuazione.
Assenza assoluta di vento, mare calmo, a parte il dolce respiro dell’onda oceanica, sole e luna che a braccetto viaggiano dalla parte opposta del ns. pianeta, cielo terso con visibilità eccezionale, grazie alla concomitanza di una forte corrente di origine Polare in altissima quota (corrente di getto), notte fonda, sdraiato sul ponte della barca, appoggiato ad un sacco di vela, ovunque tu guardi le stelle ti accecano, l’emisfero non è più sopra di tè, ma tu ci sei DENTRO, le stelle vicine le puoi toccare, entri in una dimensione nuova, pericolosa, devi essere forte per non cercare risposte, la paura di ottenerle, che di colpo ti riportano alla tua dimensione reale, esisti ma non sei niente, nessuno, possiedi ma non ti appartiene, vogliamo continuare ?, per misericordia verso noi stessi, spegniamo il cervello .
Sono esperienze che a mè hanno lasciato il segno, come uno sfregio di sciabola . Se un giorno dovessi cedere, sceglierei questa Cattedrale di Trani, per scusarmi con l’invisibile .
Avanti fino Krotone, nuovo buncheraggio, hai gia lasciato alle spalle da un paio di ore il Faro di St, Maria di Leuca, sei entrato nel Mare della Storia, quella veramente scritta tutta maiuscola, quella iniziata a poppavia di mè che navigo verso ponente . Ogni volta provo un fremito di piacere quando avvisto il faro di capo Spartivento. Se l’armatore è a bordo, proseguo come un turista Giapponese, per rispettare le scarse disponibilità di tempo che normalmente hanno quelli che si possono permettere barche di questa stazza e valore, se sono solo mi piazzo a sud di Capo dell’Armi, fuori dai piedi dal traffico, metto due marinai di guardia per i pescatori, spengo i motori e dal Fly-Brige, scavo nella mia memoria un pò sbiadita, evoco con vergognose lacune, i millenari trascorsi di questo stretto marittimo, che reputo essere il più appagante tratto di Mare che io abbia navigato, tutte le isole tropicali comprese . Come sempre la sosta dura poco, sul canale 16 mi chiedono se ho problemi, giustamente, il posto non è adatto per essere adibito a “Mirador”.
Si riparte, la suggestione di Scilla e Carriddi è ridotta dalla potenza dei motori, per provare l’emozione adrenalinica più pura, questo Stretto bisogna conquistarlo con una barca a vela, possibilmente con motore in avaria, purtroppo le vere barche sono diventate rare, barche che sanno navigare perchè pensate e costruite solo per quello scopo, e non Bomboloni per ospitare il maggior numero di condonomi al metro quadro .
Lasciato a malincuore Capo Pelora a sinistra, altra immersione nella Storia di questo nuovo Mare . Sosta a Lipari, finalmente hanno bocchettoni da rifornimento di buon diametro, che ti evitano un paio di ore attaccato alla stessa manichetta erogatrice per la Duna Diesel. Al limite si potrebbe anche fare, dritti su verso capo Carbonara Villasimius, ma l’autonomia in caso di maltempo è al pelo, regola N°1 mai rischiare, quindi meglio ripostare un cicchetto, andando a trovare gli ospitalissimi amici del porticciolo di San Vito lo Capo, dove di pesce e Cous-Cous, se vi piace, sono maestri .
Il giorno dopo “alla via” per Carloforte, evitando il traffico di Cagliari con il Continente, lasciando a dritta il Militarizzato Capo Teulada, ragione per la quale si è salvato dalla cementificazione selvaggia, visto che i luoghi sarebbero appetitosi . Carloforte la città più Genovese dopo Genova, ultimo buncheraggio italiano, una serata sulla terrazza del ristorante “Il Tonno da Corsa” sperando ci sia posto, altrimenti non importa, vale la pena attendere il turno fino al mattino .
Port Mahon, Minorca, splendido fiordo in via di estinzione, cemento sempre e solo cemento, un giorno o l’altro il mondo affonderà sotto il suo peso . A proposito delle mie esperienze stellari notturne sopra citate, verso dove affonderebbe ?, visto che uso a sproposito il verbo affondare , vuol dire che so dove stà sotto e dove è sopra, a volte con sollievo vedo spuntare l’alba, che spazza via queste riflessioni da Osteria .
Anche se i Valenciani si inbufaliscono, affermo e confermo che la Paella delle Baleari non teme raffronti, e per farli arrabbiare di più, il brodetto che usano qui per cuocere il riso, è fatto con pesce autoctono di scoglio, niente a che vedere con il pesce che si abbronza lungo le interminabili e belle spiagge Valenciane. Il vigliacco che approfitta dell’anonimato . Ancora gasolio, sempre gasolio, e pensare che con buon vento, a vela, senza scali non necessari, ci impiegherei poco più, risparmiando un bel gruzzolo di tanti milioni di lire, più del valore della mia barchetta. Via per Mallorca, dove al Club de Mar, sosta per un salutino alla mia Barca a Vela, e a mia moglie .
Ultimo piccolo corto saltino, Barcellona, ed anche questa trasferta è finita
Domani venerdì avrei consegnato lo Yacht ai delegati del Cantiere, rimanendo a disposizione per eventuali clienti Esteri, e mirate prove a Mare. Se rimaneva invenduta, rientrava con me a Trieste, per l’invernaggio . Un mestiere da precario che mi piaceva .
Per la prima volta il Salone Nautico aveva aperto una appendice galleggiante giù nel Porto, al Molo de la Barceloneta, al lato dell’interessante Museo dell’Historia de la Catalunya che consiglio di visitare . Di fronte il Ns. compatriota (sottovoce pleas) indicava con il braccio teso l’uscita del Porto e le Indie . Chissà cosa avrebbe pensato del nostro splendido Tricolore, con le sue Repubbliche Marinare, che avevo dato a poppa. Misure canoniche, alla base un pollice per ogni piede di lunghezza al galleggiamento dello scafo, una splendida opera d’Arte.
Che tristezza al confronto di quei spennacchiati e smunti tricolori civili, grandi qualche francobollo, che penzolano giorno e notte, nei luoghi più inadatti, su alcune barche nelle ns. Marine . A volte li fanno durare più stagioni. Ma le Barche, non era una cosa da Miliardari ????
Per il pomeriggio decido di visitare il famoso Acquario, qui nel Porto . La Moretta alla cassa, con dolcezza mi ripete la cantilena imparata a memoria :
- “ Lei ha l’aspetto cosi giovane, però sono obbligata a chiederle , se veramente ha compiuto i 65 anni ??? “
- “ Vuol significare che dipende dalla mia risposta se accettare o no il mio invito a cena ? “
- “Purtroppo per me, questa sera sono impegnata, ma ho egualmente una bella notizia per Lei, sempre che sia Ower 65 “
-“ Si lo sono “
- “Allora il biglietto di Ingresso Le costerà due terzi di meno, come i Bambini e Militari “.
Ero Genovesamente contento per il risparmio, e infilai il Tunnel trasparente che mi immergeva nel Mare artificiale. Una Tartaruga centenaria nuotava al mio lato, mi fece l’occhiolino. Mi bloccai di colpo, avevo capito, tutto chiaro, ora era ufficiale, per un pugnetto di Pesetas risparmiate, venivo pubblicamente per la Prima Volta, sbattuto tra i Grandi (ora si usa dire cosi ? ). Presi coscienza che ero passato in un nuovo ciclo, l’ultimo. L’inverno delle quattro stagioni della Vita .
Tornai alla poltrona del Commodoro. La serata era dolce, lentamente la Metropoli accendeva le sue luci invasive. Il tramonto non cedeva, a ponente il rosso nei suoi cromatismi, chiazzava con confusione nuvole appese al nulla. Streghe spettinate fuggivano sulla scopa, la Marmolada, filare di cipressi, orrendo fungo Hiroscima, tre piccoli UFO color rame.
Solo i Bambini e i Sognatori sanno interpretare le forme delle nuvole .
Fasci di luci fredde mi accecavano, del merlettato della Metropoli contro l’orizzonte , ora rimaneva una tenue linea retta, diventava buio. Atolli di penombra, a proteggere qualche gioiello architettonico salvato dal passato.
Dietro di me Barceloneta era in subbuglio. Un invisibile Muzaidin, pennellava la brezza marina con speziati profumi, quintali di doni Ittici, passavano dalle padelle arroventate, all’estetista, infine ai tavoli, per venir ingurgitati .
I cultori del colesterolo, quello cattivo, quello del fritto che nasce, con il contributo delle braci dell’inferno, scaldavano le viscere con alcuni “chato” impazienti .
Faceva fresco, premetti il tasto, il tendalino si materializzò dal nulla, ero al riparo dalla rugiada .
Vicino, nel Porto, i Traghetti si animavano, si ingozzavano dei modelli variopinti, di tutti i tipi di automobili, la linea di galleggiamento si assottigliava .
Bumm, il portellone di poppa era chiuso, per primo usciva quello per Minorca, poi nell’ordine Mallorca e Ibiza.
Una volta fuori e sceso il Pratico sulla Pilotina, messa la Nave in Rotta, raggiunti i giri ottimali, il Comandante ordina “ Pari, alla via cosi “ . Sarebbero riapparsi domani pomeriggio-sera.
Pensai alla mia Prima Volta di oggi . Prospettiva di una vita nuova ancora sconosciuta .
“” Seduto sulla sedia a dondolo, guardavo la sorridente nuora bionda, che con il coperchio in mano, con l’altra aggiungeva un dado Liebig al minestrone, i due nipoti, ben pettinati, con le mani sporche di nutella, mi macchiavano l’ampia camicia Hawaiana d’ordinanza”” .
Un rimorchiatore creò un’onda anomala, mi svegliai di botto, sudato, bagnato . Che sogno orribile .
Guardai il tendalino, era al suo posto. Ricordai l’invito a cena alla Moretta, più che inopportuno ero stato velleitario. In un futuro remoto, dovevo serbarmi memoria, di prenderne atto . Ma certi vizi sono duri da smettere . Inorridii al pensiero, vada per la dentiera, la prostata deboluccia ma questo no, è inaccettabile .
Mia nonna in tempi non sospetti mi aveva insegnato : Dai tempo al tempo . Ehh la saggezza delle nonne.
Gli amici del Bunkeraggio di Carloforte avevano regalato un cartone di Bianco locale (raffinato) alla Barca, aprii una bottiglia e smisi di pensare al futuro.
Certo, questi ultimi 20 anni di spensierata vita in mare, oceano, isole tropicali, erano volati , non ce ne eravamo accorti, succede sempre cosi con le cose belle . Dovevo fare attenzione, d’ora in poi, a non incupirmi, vivendo immerso solo in questi ricordi . Avevo contemporaneamente però anche lavorato duro e con successo, sempre in mare . Il mio babbo, a suo tempo, mi aveva lasciato solo il cognome .
Per gioco cercai di riandare indietro nel passato, a ricordare altre Prime Volte : Il Primo spazzacamino che venne a casa, che paura, la gradita truffa del Primo Babbo Natale, la Prima simpatia non condivisa all’asilo, che dolore, il Primo bacio (si fa per dire), il Primo film vietato ai minori, la Prima coca-cola, la Prima Comunione, il Primo ed unico “ Si” in chiesa, il Primo autoerotismo, terrore per l’ imminente cecità e sordità, i Primi pantaloni lunghi, la Prima doppia pagina di Play-Boy, la Prima bicicletta, la Prima sigaretta, eh ragazzi la PRIMA VERA volta, la Prima firma su una cambiale (Topolino B), la Prima Lambretta, La Prima Barchetta a vela a nolo (lago di Zurigo), il Primo figlio, la Prima vera barca a Vela, la Prima volta nel magnifico mondo sottomarino, il Primo volo, la Prima traversata Oceanica, la Prima volta dal dentista, il Primo stipendio, la Prima carta Diners Club, il Primo funerale, e tante altre Prime volte che adesso non ricordo.
Quante tristi e splendide emozioni . Tutto sommato ci può stare anche quella di oggi . Eravamo all’alba, freschetto gradevole, li sul Mare lievitava in orizzontale, una estesa azzurrognola garza di nebbiolina .
I primi reduci delle forzature culinarie di ieri sera, scaldavano i muscoli, trottavano su e giù per il Montjuic, speranzosi poter grondare in poco tempo, qualche kg. di sebo liquefatto . Profumavano ancora di Frittura, dai sudare sudare, essere pronti per la sera .
L’alba si manifestava, su verso la Costa Brava, il blu cedeva all’azzurro che lentamente impallidiva, preannunciando l’arrivo del Padrone.
Alla Capitaneria avrebbero issato la Bandiera Nazionale, a quel punto anche noi avremo dato la Nostra . In mare che belle sono le Bandiere. Ci sono cose inanimate che hanno un’anima, tra queste le Bandiere.
Si rientrano al tramonto, si proteggono la notte, si danno al giorno.
Chi ha vissuto il Mare, sa che il conforto di appartenenza, è Lei.


Edmondo 1998

#23 funnycar

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Inviato 30 aprile 2009 - 20:21

Sono il figlio, orgoglioso, di un Capitano di lungo corso che ha navigato prima, durante e dopo la II GM.
Non offenederti e non rattristarti, Edmondo, ho rivissuto i suoi racconti a noi ragazzi, avidi di novità, tanti, tanti anni fa.
Grazie , Edmondo!
P.S.: vivi serenamente la tua stagione, ne puoi essere orgoglioso.

#24 neolo32

neolo32
  • Guest

Inviato 04 maggio 2009 - 09:19

Se avevo la posibilià di scegliere in qualli anni vivere, avrei scelto senza altro anni 50/60. Sono nato nel '63, ero troppo piccolo, quindi il più bello me lo sono perso :prrr:
Edmondo, fantastico il tuo racconto!




Salve a tutti, ritrovato ricordo della Route 66 che posto a seguito . La seconda parte dei "50" sta prendendo forma, credo che tra una decina di gorni ci saremo . Nel frattempo visto che il sole è tornato aprofittiamone, non si sa mai, se un giorno vi ritrovavte qui sulle Dolomiti, avvisatemi, mi siederò con piacere ancora una volta in una "Fifteis", forse se il restauro è stato conservativo, ci è rimasto pure il profumo, quello degli interni,non fraitendetemi .
Saluti edmondo


MAI CARAMELLE DA UNO SCONOSCIUTO

Ero in viaggio verso Greenpoint, a spese del cliente, mi ero noleggiato una moto vicino all’aeroporto di Oklahoma city, da riconsegnare ad Tucumcari (New Mexico), speravo firmare un contratto per trasferirgli la sua barca a vela da Puerto la Cruz Venezuela a Fort Loderdale Florida .
Visitato a Clinton il consigliato “Route 66 Museum” , invece a Bethany il “Trading Post” no, è uno spaccio di paccottiglia souvenirs, da evitare assolutamente .
Il giorno dopo verso le 14, avevo messo freccia a sinistra alla vista di uno “ Store and Bar “.
Dondolavo su un divano di vimini appeso alle travi del portico posto all’ingresso di quello che sembrava essere un Bar, ma in realtà era un disordinato emporio di cose che ritrovavano l’essenzialità, solo lungo questa ormai desolata Rute 66 .
Speravo ripristinare presto le funzioni delle due povere gambe indolenzite e intorpidite, la schiena invece sarebbe tornata retta solo se legato ad un palo . Carente di allenamento .
Il piazzale antistante era somigliante ad un percorso di guerra, e tra le buche, al centro signoreggiava una vecchia erogatrice di “Gasoline” su di un basso piedestallo di cemento e protetta da una tettoia a V rovesciata . Due recipienti di vetro paralleli da 1 Gallone come cranio, le tacche scure che marcavano il ½ Gal.. mi scrutavano, per cappello un grande globo bianco in verticale, con al centro una stella rossa, sul corpo longilineo una rossa e vistosa “ T ” cerchiata, invece all’altezza del sesso fuoriusciva una grossa leva da muovere da destra verso sinistra o viceversa, che pompava alternati, nei due recipienti di vetro, uno si riempiva, l’altro vuotandosi per gravità, attraverso una manichetta di gomma finiva nel serbatoio di una bellissima Buick . Avevo chiuso gli occhi per pochi istanti, erano passati circa 60 anni a ritroso, lo “smanettatore” e quella Buick non esistevano più . Degli appositi ingranaggi, segnavano gli “svuotamenti” avvenuti . Bisognava azzerarli prima di iniziare le nuove operazioni, altrimenti la maniglia della pompa rimaneva bloccata .
L’anziano barista-faccendiere mi spiegò che gia allora la benzina era proposta in vari colori : Ambra per la “Regular”, Rosso o Blu per la qualità superiore “ Premium “ , Neutrale senza coloranti, per uso semplice o agricolo, che era il caso di questa erogatrice .
Di poco sopra la stella cerchiata, si riusciva a leggere ancora in evidenza “Filtered Gasoline”, il progresso era abbozzato .
Rimaneva solo lei che fungeva da testimone inanimata, con in evidenza gli acciacchi degli anni, ma ben portati grazie a quel clima secco .
Oltre, il tratto perpendicolare della Rute 66, confusa con l’infinito breve, l’orizzonte si dissolveva nella nebbiolina di polvere rossa in sospensione perenne .
Alcuni cespugli volubili (Tumbleweeds), provvedevano a mutare il paesaggio, in funzione dell’intensità e direzione del locale vento pomeridiano .
Alla mia sinistra un vecchia baracca fungeva da Garage ad una Ford Edsel del 1958, rossa e bianca in buone condizioni, mi permisero esaminarla attentamente, solo una leggera botta alla calandra verticale (detta anche Vagina), per il resto ottimo affare per collezionisti e personali ricordi ispanici inizio anni 60 . Ero vissuto sette anni in Venezuela, e ricordo il Flop clamoroso di questa vettura, fu accusata di tutte le nefandezze, derisa e rifiutata, vero, aveva avuto problemi di gioventù, soprattutto al discusso cambio a pulsantiera, al centro del volante al posto del clacson, ma chi non li ha avuti ?
In un angolo la figura ritagliata da compensato, con dipinto ai due lati una specie di finto Vigile Urbano disarmato, con berretto a visiera, ingentilito con un cravattino a laccioli (tipico texano), che con un braccio indicava una direzione. Presumo venisse esposto al bordo della strada, per indicare la presenza del servizio “ Gasoline”, la vista di quella divisa garantiva serietà e qualità, nell’immaginario collettivo .
All’esterno, quasi al centro della parete di tavoloni grigi ed arsi dal sole, su di un grande vecchio panello pubblicitario in lamiera smaltata, una sorridente e formosa Pin-Up in Bikini, prometteva refrigerio se ti concedevi ad una bottiglietta ghiacciata di Coca-Cola . Purtroppo alcune mirate sassate avevano deturpato il reggiseno con il prezioso contenuto, ed un buontempone con una Colt 45 canna lunga e buona mira, aveva evidenziato con realismo l’ombelico .
Mi trasferii all’interno del ”locale”, ad un tavolo vicino la finestra, da dove poter ammirare il “ cancello” che avevo noleggiato per una settimana, una splendida “Suzuki VS 1400 Intruder” monosella su molle, colore “Nuclear Dream” e udite udite una Custom mossa da cardano . Il nome del colore me lo aveva suggerito il noleggiatore, viste le mie perplessità .
Fornita di un borsone e mezzo di vero cuoio di Bisonte, mimetizzate da migliaia di frange, uno conteneva perennemente una tanica dedicata, per 1 Gallone e ½ di benzina di rispetto, l’altro, causa i silenziatori alti, poteva contenere al massimo alcune confezioni di preservativi, il resto polvere, che entrava copiosa, convogliata dalla forma del “ Fat Bob” posteriore . Dalle mucche Texane avevano copiato la forma delle corna, che avevano adibito a manubrio, un po’ strettino, con le manopole che guardavano l’asfalto, il tutto per esaltare la precaria maneggevolezza in un eventuale misto stretto .
C’è da dire che fino ad ora le strade erano state tutte diritte, nessun problema . Di veramente notevole, quei due smisurati cilindri alla Twin Tower, non li scorderò mai . Impressionante all’occhio, per quelli anni ( 1987 ) il posteriore, un grasso 180/80/15 con la unica funzione pratica di frantumarmi le vertebre .
Sempre per compiacere l’occhio, ben in vista una coppia di cromati ammortizzatori con molla ostentata, sicuramente fasulli . Insomma un insieme che con orgoglio noi motociclisti definiamo una “moto con carattere “, però questa in più con una meccanica ed un motore infinito, coppia di oltre 100 Nm attorno ai 3.000 giri, cambio a 4 marce . Praticamente partivi al mattino con la quarta, e mettevi in folle a sera , all’arrivo .

Un terrificante frastuono, e davanti ad un fumo azzurrognolo, lentamente si concretizzò un magrissimo barbuto straccio bisunto, ma ancora in vita, una specie di “grease monkey” (scimmia sporca di grasso) come la gente definiva non senza un certo disprezzo, chi si occupava di una certa meccanica motociclistica, all’epoca .
Usando le gambe divaricate puntate al terreno, iniziò a rallentare, scelse una opportuna buca sufficientemente profonda per fermarsi definitivamente .
Spinse ed appoggiò alla parete del garage, due o tre vecchie Harley Davidson, riassunte in UNA SOLA .
Che Storia intrigante c’era alle spalle ??
Quante violenze e stupri furono necessari per generare simile creatura ?
Se avessi avuto il coraggio di sedermi in intimità al suo lato, e fruire della sensibilità di cogliere e intendere lamenti e narrazioni di esistenze inanimate, ne avrei avuto per mesi, per al termine fuggire, sgomento ed insonne, per altrettanto tempo .
Gia detto, barbuto, magrissimo, ed alta statura, claudicante (una frenata al limite ??), capelli presumibilmente biondi all’origine, lunghi, rigidi ed odorosi come lische di Baccalà, camicia ampia a grandi quadroni di variegati e intensi colori, salvo nei sotto ascella dove le secrezioni li avevano ubriacati, pantaloni di cuoio grezzo di vacca, con frange laterali, stessa cosa il gilet, colori indefinibili, tutte le tonalità dei grassi animali vegetali sintetici attualmente in circolazione, ricordando la “Suzuki VS”, direi prossimo al “Nuclear Sunset” .
Abbondante foulard-lenzuolo annodato di lato, serviva a tutti gli usi, dal tramonto all’alba e dall’alba al tramonto.
Mi salutò rumorosamente, si recò dal faccendiere, ritornò al mio tavolo con due bicchieri infilati nelle dita unte, ed una bottiglia di Whisky senza etichetta . Una energica pacca sulla spalla rimise in ordine le mie vertebre .
Il bisunto barbuto, si incaponiva nel voler condividere il Bourbon con mè, aveva visto la moto e mi considerava un amico, un fratello, non avevo scelta, i suoi occhi azzurrognoli non ammettevano deroghe, accettai in ricordo di nonno Primo Conte, ma con molta cautela .
Loro non hanno l’abitudine di sorseggiare Loro si dissetano, noi mangiamo Loro si nutrono, noi ci vestiamo Loro si coprono .
Mi invitò a visitare il suo museo li vicino, accettai volentieri, non essendo io una moto, mi ispirava fiducia . Lasciammo il Bourbon tappato sul tavolo ad aspettarci .
Qui ero a 45 mgl. ovest di Ocranwill, mancavano 38 mgl. per raggiungere Greenpoint, dove mi sarei fermato per il contratto . Ricordo ancora le distanze, perchè il serbatoio con 13 lt. di capienza , compreso la riserva, te lo consigliava sempre .
Invece Al-Salis (era il suo nome-cognome), figlio di una Indiana Canadese e di un ba….tardo Irlandese. abitava a sole 6 mgl. sempre verso ovest, il luogo lo aveva battezzato “Spirit of Hoover” e sperava che un giorno comparisse nella nostalgica “Guida” della svilita Rute 66.
In anni di girovagare con il suo Pick-Up Ford, avanti e indietro per la 66, aveva raccolto una quantità sproporzionata di residuati del serpentone di disperati all’epoca della fuga dalla grande depressione. Con quei materiali aveva pazientemente ricostruito una copia delle famose Hooverville, bidonville che si popolavano al tramonto, vuotavano all’alba, oppure per ragioni imprevedibili si duplicavano lo stesso giorno .
Storie torbide, a volte esaltanti, luminosi altruismi, gente di tutti i colori ed etnie sesso e religione accomunati nella disperata fuga dalla fame . Molto è stato scritto perché io possa aggiungere alcunché Al-Salis continuava ostinato ad ampliare il suo museo a cielo aperto .
Aveva amputato le appendici a 4 Roulotte, quelle tipiche tondeggianti di alluminio del dopoguerra americano, e ora rivettate assieme, formavano un lungo corridoio dove erano esposti rari documenti fotografici, cartine stradali, che prima della crisi le compagnie petrolifere facevano a gara per omaggiartele, con sempre in evidenza i loro appariscenti loghi, a questo punto però quasi illeggibili .
Tutte cose ora donate da visitatori che ambivano perpetuare quel ricordo, di loro parenti, sfortunati .
Infilavano volentieri nel bussolotto qualche $, affinché persistesse nell’opera .
Lungo il corridoio sulla destra, qua e là, alcuni panelli di formica bianca, accoglievano colorati autografi, dediche e date dei mecenati o semplici visitatori . In un secchio posto all’ingresso potevi scegliere il colore del pennarello indelebile che volevi usare, lo lasciavi poi in un secchio uguale situato all’uscita .
Quelle macchie di colori, ristoravano il cervello, per i più preparati era Pop-Art . In occasione di festività o anniversari importanti, gli capitava di dover intercambiare i secchi più volte al giorno .
Il piccolo ufficio che si era concesso, due sedie un tavolino che al massimo poteva ospitare un posacenere, alla parete una gigantesca locandina del Film “Vanishing point “(Punto Zero da noi) con Barry Newmann nel ruolo di Kowalaski . Raffigurava la scena finale quando la Dodge Challenger si schianta, suicida contro i Buldozzer posti dalla Polizia, in una vampata di fuoco. Precursore di Thelma e Luise, solo che Kowalaski non aveva ucciso nessuno .
Dall’altro lato una gigantografia della bellissima Susan George con autografo, presa da un suo film . C’era ancora posto nell’angolino, protetto da un cristallo (anti proiettile ?) un vinile della Amos “Welcom to Nevada” di Jerry Reed .
La cosa più notevole, era un chiosco al centro del piazzale, le quattro pareti una volta sollevate e puntellate, fungevano da tettoia . Al centro, sotto un copri vettura raffigurante la bandiera Americana, una ben conservata Pierce Arrow della gestione Studebaker del 1933 con motore a 12 cilindri, un pezzo di pregio, che possedeva in società con il proprietario del Store and Bar .
Rientrammo al Store, la bottiglia ci fece cenno, iniziammo subito . (io di natura sono quasi astemio)
Più tardi guardai fuori, la creatura di Al-Salis figlia di brutalità inenarrabili, era scomparsa, sommersa da grosse balle di erba secca velcro, che un vento gagliardo gli aveva ammassato addosso, la mia era riparata dietro il garage della Edsel.
“””guarda Al, la tua moto è coperta di cespugli !!!!! “””
“””ottimo così, qui la notte fa freddo “””
“””ma tu giri la notte senza faro anteriore ???”””
“””qui nel deserto non è mai totalmente buio, se giro sulla statale, attacco un vasetto di lucciole, al manubrio”””
“””Ricordi la locandina di “Vanishing Point” ?, bene, ho fatto delle comparse per più di sei mesi, non mi si vede mai nel film, forse ero antipatico al montatore, con i soldi avanzati mi sono comperato uno di quei Pulmini costruiti alla rovescia, con la ruota di scorta appesa all’esterno davanti, e il motore dietro, raffreddato ad aria, li costruite voi in Europa, portavo i turisti a ripercorrere la stessa strada usata per il film, compreso i paesini, Motel e l’emittente Radio “Super Anima”, di cui ero diventato amico . Non ricordo quante milioni di foto ho visto scattare da quei Oranghi . Quel film è stato girato al 99 % on “the road” niente di ricostruito . Con i soldi guadagnati in tre anni e duecentomila miglia percorse, ho iniziato l’avventura di questo “Spirit of Hoover” che va benino”””
Lui continuava ad aver sete, io un po’ di fame, mi attaccai alle noccioline .
I racconti, tanti racconti suoi e miei, le ore passavano veloci, eravamo al secondo sacco di arachidi ,scarseggiava il tempo per annoiarsi . Mare poi Praterie poi Mare poi Oceano, poi Montagne Rocciose, ancora un cicchetto, ed eravamo davanti la costa del Brasile, oppure dove il Rio Colorado ormai in vista del mare, si inabissa vergognoso nella sabbia . Ogni uno di noi proponeva la sua storia più bella, ed interessante .
Tre bottiglie giacevano esauste ai nostri piedi, mi ero costruito una ciucca disperata e triste .
Asciugando le mie gocce di pianto, trasferivo l’unto benefico dal Suo foulard, sulla mia pura e candida pelle rasata . Che schifo, come mi facevo schifo, non per il grasso che mi ero spalmato, ma per la mia condizione di uomo bianco civilizzato, avvinghiato a quella figura di cuoio mummificata, ammollito alle lacrime, da racconti improbabili di esistenze indiane delle praterie, di Bisonti infuriati, che maledivano i ghiacci che si erano sciolti nello stretto di Bering, o la puttanata di quell’Italiano che aveva fatto naufragare il loro mondo con quelle fottute tre caravelle . Erano le quattro del mattino
Partì rombando, senza il vasetto delle lucciole al manubrio, aveva ragione, un leggero chiarore persisteva .
Mi lambiccavo il cervello fumante, perchè cavolo quei Bisonti desiderassero tornare in Siberia ???.
Potere e influsso del Bourbon in dosi Magnum, Benzedrina ? robetta per educande .
Quello che restava della notte, coraggiosamente riordinò tutto, riposizionandomi ai nostri parametri, due Alka-Seltzer alleviarono i conati dello stomaco, le mie tempie doloranti pulsavano più velocemente del minimo della “Suzuki VS”, avrei infilato la testa in una cassetta di pesce avariato, colma di ghiaccio per alleviarmi .
Dormii rannicchiato all’esterno sulla dondolo, sperando non “dondolasse”, in quelle condizioni per ironia della sorte, avrei sofferto il mal di mare, mi coprii, mi avevano prestato una coperta .
Le Sue storie difficili le conservo gelosamente nei cassetti della mia memoria, io mi muterò in cenere e loro in fumo azzurrognolo.
Capita ancora oggi di ritrovarmi con le mani accarezzando le guance, all’affannosa ricerca di un po’ di grasso residuo, celato nei miei pori, troppo tardi, troppo sapone, non ho chiesto l’indirizzo, ci sono cose che vanno lasciate come sono nate, nel contesto che si sono rivelate, e quindi per sempre irrepetibili .


Edmondo 1987

#25 funnycar

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Inviato 04 maggio 2009 - 11:34

Bellissimo!

#26 Piero

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Inviato 04 maggio 2009 - 14:40

Edmondo,questo racconto sulla Route 66 e' molto bello,ha il sapore acre della polvere che i bikers conoscono bene...
Hai pensato di proporlo ad una rivista di settore ad esempio" RIDERS" ? secondo me te lo pubblicano,lo merita eccome...
Complimenti ancora,sei un grande. :ccowbiy: :sarchaha: :sarchaha: :ciglia: :ghghgh: :abbr: :handddd: :handddd: :handddd: :handddd:

P.S. Ai lettori piu' distratti del forum consiglio vivamente la lettura del racconto sulla Route 66 e quella del primo racconto sugli anni '50 ad inizio di questo topic...ne vale veramente la pena!!!

Messaggio modificato da Piero, 04 maggio 2009 - 14:40


#27 Pozzy

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Inviato 04 maggio 2009 - 14:56

Stupendo!!! Come quando si legge un bel libro, con l'immaginazione sembra essere la!!

#28 FATBOYSLIM

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Inviato 04 maggio 2009 - 14:59

Edmondo,questo racconto sulla Route 66 e' molto bello,ha il sapore acre della polvere che i bikers conoscono bene...
Hai pensato di proporlo ad una rivista di settore ad esempio" RIDERS" ? secondo me te lo pubblicano,lo merita eccome...
Complimenti ancora,sei un grande. :ccowbiy: :sarchaha: :sarchaha: :ciglia: :ghghgh: :abbr: :handddd: :handddd: :handddd: :handddd:

P.S. Ai lettori piu' distratti del forum consiglio vivamente la lettura del racconto sulla Route 66 e quella del primo racconto sugli anni '50 ad inizio di questo topic...ne vale veramente la pena!!!


parole sante Piero, complimenti Edmondo. :approv:

#29 TEO 199

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Inviato 04 maggio 2009 - 15:04

:sarchaha: :sarchaha: :ciglia: :ghghgh: Ancora grazie del tempo dedicatoci! :ccowbiy:

#30 FATBOYSLIM

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Inviato 04 maggio 2009 - 15:24

Lo so' che ringraziarti e' doveroso Edmondo e lo faccio volentieri.
Pero' davanti ad un cosi' prezioso regalo posso fartene uno anche
io, seppur inferiore, ma spero gradito, Fat.

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