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Favolosi anni 50


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44 risposte a questa discussione

#1 neolo32

neolo32
  • Guest

Inviato 23 aprile 2009 - 09:23

Buon giorno a tutti !!
Ecco una prima parte senza pretese di scampoli di vita negli anni 50, come da alcune richieste, se soddisfacenti prossimamente farò un seguito, se no va bene avvisate sospendo subito . Saluti edmondo






I RUGGENTI FIFTIES


Dovuta premessa, come vi accorgerete il mio Italiano è ereditato, in perenne caos con due altre quasi lingue madri, essendo nato in Svizzera, causa Nonni emigrati in quei luoghi fine 800 dal Veneto, non per le arie sane, ma più concretamente per la pagnotta. Sommateci che per circostanze disparate, mi sono trovato a passare tutta la Seconda Guerra mondiale, qui in provincia di BL da dove vi scrivo, paesello di origine dei Nonni. Diciamo che tre delle classi elementari, tra bombardamenti, rastrellamenti, fucilazioni e armistizi, partigiani ect. mi hanno permesso uscirne quasi indenne, in quanto perennemente pressoché in vacanza, o impegnato (obbligatorio) alla Gil vestito da Balilla ad imparare a sfilare accennando correttamente il passetto dell’oca.
Uscirne indenne non significa analfabeta totale, ma un uso spensierato delle lettere dell’alfabeto, come lo farebbe “Cita” l’amica di Tarzan , quindi siate indulgenti.
Inizio anni 50 ho avuto l’occasione di siglare un contratto triennale, con una multinazionale Tedesca, per collaborare alla reintroduzione dei loro prodotti nel fiorente mercato Venezuelano in espansione. La loro precedente struttura era stata confiscata dagli USA, all’entrata in conflitto, nazionalizzata, e mai più resa .
Dovevo essere operativo la prima decade di Gennaio 1953, mi dovevo organizzare in fretta . Grazie ad amicizie trovai un contatto interessante sul posto, a Caracas, uno Svizzero che si occupava di posteggi, che intendeva farsi i tre agognati mesi di vacanze con la moglie, come usavano fare quelli di origine estera, ogni tre anni, tre mesi, visto la lunghezza del viaggio allora .
Lui intendeva partire metà Settembre 1952, io ero sul posto già inizio settembre.
Si trattava di gestire il suo parcheggio che aveva organizzato nel centro di Caracas, su uno spiazzo rimasto provvisoriamente libero, in attesa che iniziasse la costruzione del grattacielo delle Poste & Telegrafi . Ne esistevano molte di queste situazioni, alcune anche asfaltate, il suo era in terra battuta, dirimpetto un concorrente asfaltato con addirittura tettoia per ombreggiare tutte le macchine .
Il mio era un accordo verbale a termine,ovviamente in nero, niente di nuovo direte voi .
Per mè era essenziale in quanto mi ero impegnato con la multinazionale, ad essere operativo con uso corretto della lingua Spagnola, ed in più mi serviva per ambientarmi nel paese.
Dovevo usare la sua villa, meglio non restasse disabitata, niente di nuovo direte voi.
Potevo usare alternativamente, affinché restassero efficienti, sia la Nash Rambler della moglie, color rosa Doris Day, Convertibile, tre marce più un Overdryve che dava il meglio di se in discesa, data la scarsità di coppia e CV del sei cilindri . Ma era simpatica, gradevolmente molleggiata, per un Europeo girare con il cranio in cerca di un’insolazione, braccio SX appoggiato alla portiera, la radio trasmetteva Joropos o Merengue, non eri sulla Promenade des Anglais a Nizza, ma insomma, sempre meglio che con la mia Topolino B usata, che arrancava fumando verso Agordo.
Invece guidavo con apprensione e molto tatto la imponente e veramente bella Buick Roadmaster due porte del 1951, con un motore che mi faceva innamorare a guardarlo, un bel 8 cilindri in linea con valvole in testa, con quei quattro finti aeratori laterali, che facevano per mè tanto oblò marino, e novità, il cambio automatico .
Avrei capito più tardi, stava per iniziare l’era delle sculture in acciaio, di ispirazione aeronautica, con sei strati di cromo
Che dire di quelle “Dormeuse” anteriori e posteriori, da applauso, per uno che l’ultima l’aveva fatta nella Topolino B .
Mia moglie sarebbe arrivata a fine Novembre, avevo ancora tempo per collaudarle prima, ora che l’età ha steso un velo condiscendente sui ricordi, possiamo anche esternare.
Benedetti Americani, forse inclinerà sgommando in curva, probabilmente da 0 a 100mgl non sarà una gazzella, ma all’essenziale, al sale della vita, ci hanno pensato, e molto bene, divani con spazio sovrabbondante per il Petting, e a seguire, con eccitazione verso il cinguettio degli uccelletti in Paradiso, Lei permettendo .
Negli anni a venire, dal 1960 in su, purtroppo il diffondersi del Pied a Terre ha influito sfavorevolmente per noi indigenti, moda deleteria per i squattrinati .
Come gli Europei, ci divideranno con consolle centrale attrezzata, supporto per il braccio destro oramai atrofizzato, e non contenti, sedili separati e avvolgenti con cambio a cloche, freno a mano posizionato in centro per avviluppare i pantaloni . E lo chiamano progresso, un’era di gioiosi turbamenti erotici, partecipe l’auto, l’avrebbero fatta scomparire. Anche il Drive-In cinematografico con quei sedili divisi, diventerà di una monotonia esasperante .
Le prime inquietanti avvisaglie che si stava per imboccare il Sunset Boulevard, si ebbero gia nel 1954 con l’arrivo della sportiva e innovativa Corvette, stupore per la carrozzeria in Fiberglass, monoscocca, ma che nell’aspetto prometteva molto di più di quanto in realtà l’anemico 6 cilindri in dotazione iniziale, offriva .
Carrozzeria monoscocca, vero, ma sulla Corvette rimaneva saldo ancora il classico telaio a longheroni, credo ad X . Già nelle teste pensanti, di nascosto, l’idea dei pianali portanti in gran serie, si faceva strada .
A partire dagli anni 60, in autunno alla presentazione dei nuovi modelli, ci si sarebbe dovuti accontentare di ritocchi superficiali, si spalancava l’era del Lifting . Inizieranno con i telaietti anteriori e posteriori, alla fine trionferà il pianale totale . Mi riferisco solo alle produzioni di gran serie .
Ricordo che da noi già prima della guerra, il Grande Vincenzo Lancia produceva di serie le splendide Aprilia e Ardea monoscocca, e motori V4 stretto .

Ma torniamo noi nei Fifties, alle Corvette . Due soli posti separati ?? . Averne di quelle macchinette, erano le preferite, giravi con il carnet a raccattare gli indirizzi, fissavi l’ora, poi con la Hudson Commodore del nonno, andavi a cogliere i frutti . Purtroppo se ne videro poche, forse il prezzo, non so, forse le cabriolet “pure” ai tropici erano fuori ambiente, le vedevo meglio in estate sulle Dolomiti, oppure in ogni stagione nella favolosa Costiera Amalfitana, verso Positano, perché no, un giro culturale in Sicilia .
Ne guidai una alcuni anni dopo, per alcune settimane, era della prima serie, ebbi la stessa delusione di quando una volta da Milano andai a Monaco di Baviera, per la via Mala (Svizzera), con un’appariscente “Pagodina” Mercedes, più adatta alla Promenade rettilinea della Croisette di Cannes, Montecarlo ? no grazie, troppe curve .
L’anno dopo, la Ford rispose determinata con la Thunderbird, nata già con un più robusto 8V, con qualche Ponny e coppia in più, e un gradito divano anteriore . Scherzo, non era certamente questo dettaglio a decretarne la popolarità, era semplice, di linea pulita, riuscita in tutti i particolari, anche se purtroppo l’anno successivo (1956) si ostinarono a deturparla con l’ingombrante ed inutile “Continental Kit”, più adatto per rinverdire il prestigio, a qualche famoso lottatore di “Lucha Libre” (Wrestling) in sventura . Però un gradito regalo per mè, erano riapparsi i sportellini laterali, ad altezza dei piedi, adibiti al riciclo o estrattori di spore olfattive . (Vedi Sudebaker più avanti)
Non ho mai capito perché con gli immensi bagagliai a disposizione, si incaponissero ad appendere le ruote di scorta dietro, all’esterno .
Se uno si trova nel Regno Unito, qualsiasi cosa, dalla prima colazione ai preservativi, se denominati “Continental” si intende di uso, costume o provenienza dal Continente Europeo, ma questi qui, sono loro stessi un Continente, troppo lontani da noi per esserne influenzati, desumo che nel passato una qualche loro quattroruote particolarmente famosa, girasse con imbullonato al baule, la quinta . Personalmente è più Glamur, la soluzione del mitico Pulmino VW, appesa davanti, nuda come Ferdy Porsche l’aveva voluta .
Persino la economica e gloriosa Vespa, aveva dissimulato la ruota di scorta nel bauletto dal lato opposto del motore .
Chiudo con la convinzione che l’utile epopea dei divani-matrimoniali è stata efficace, lontano da sguardi bigotti, ha concorso con il piacere, a mescolare le razze, e di conseguenza a migliorarle .
Mentre pilotavo la Buick Roadmaster verso il posteggio, pensavo che ero seduto su una cosa molto eccezionale e bella, ma prematura per la mia età e finanze . Ci vedevo bene l’industriale o impresario gia affermato, lupo grigio ancora velleitario, che dava un complice passaggio, alla stessa segretaria, da anni .
Il lavoro non era di tutto riposo, appena partito il mio amico, uno dei due posteggiatori se ne andò a Maracaibo a lavorare in una Oil Comp. E restammo in due. Aprivo i cancelli alle 6.30 e chiudevo alle 20.30, tutto difilato, in più dopo la prima quindicina mi ero accorto che alla sera si poteva guadagnare con quelli che venivano in centro per il Cinema, allungavo l’orario, ma a prezzi raddoppiati, sino a mezzanotte, lavorando da solo, con un pò di confusione quando avveniva l’uscita . Stessa cosa la Domenica pomeriggio e sera .
Le cose si svolgevano così, arrivava il cliente che lasciava la macchina in strada vicino all’ingresso, ci dava le chiavi e noi bisognava trasferirla esattamente dal lato opposto della “Quadra”, cosi entrando la macchina si presentava nel senso di marcia pronta per l’uscita quando la si riprendeva per consegnarla al cliente che attendeva all’esterno, e pagava.
Dovevamo formare otto file di macchine, equidistanti lateralmente c/a 3 mt. per quasi tutta la lunghezza del posteggio . Le macchine restavano in Folle . Al ritorno del cliente individuata la macchina, mettevi in moto e con dolcezza spingevi paraurti contro paraurti, un pò in avanti la fila, poi ti appoggiavi al posteriore a davi una ulteriore spintarella, ops la macchina era libera, benedivi l’aiuto del servo-sterzo se istallato, e soprattutto quelle che avevano la trasmissione automatica, mettevi Low e tutto andava liscio.
Facevamo circa una media di 150-180 macchine al giorno più una trentina fisse in abbonamento, queste sotto tettoia ombreggiante, disposte a spina di pesche . Dopo il primo mese potevo dire che modelli e marche di macchine le avevo provate quasi tutte, in manovra .
Clientela molto esigente, possedevano tutta roba nuova di al massimo 2 o 3 anni.
Gli accordi stipulati in nero senza scritture, prevedevano che io versassi alla vicina banca, ogni mattino una somma pattuita in Bs.750.00 (223 $ c/a), quello che eccedeva era per mè, pure l’introito di quelle in abbonamento, dedotto il costo dell’aiutante era per mè, visto che uno se ne era andato, un lavoraccio, ma valeva la pena. Unico neo, se la banca lo avvisava che non era avvenuto il versamento giornaliero, sarebbero venuti dei tipacci a sistemarmi, suppongo fossero dei mercenari reduci della guerra dei cento anni. Ero tranquillo, sapevo che aveva gia informazioni di questo mezzo sangue Svizzero, in fin dei conti mi aveva pure consegnato la casa.
Mi ero innamorato, prima o poi doveva succedere, un pò l’ambiente che frequentavo, un pò realisticamente dovevo pensare alle mie necessità future .
Un cliente Argentino rientrava in Patria, vendeva la sua macchina usata poco, che a mè piaceva moltissimo, era una Studebaker Champion 1950 sei cilindri in linea, tre marce, CV quanto basta per passeggiare senza rischi . Se iniziate a sganasciare avete torto, eravamo nel 1952, e guidare un aereo non era da tutti, guardando il frontale mi sentivo Aquila Coraggiosa .
Ogni emigrante ha nel suo subconscio la visione di oggetti, panorami, profumi o alimenti, che quando li incontri ti riportano ad un ricordo del tuo luogo e passato, li da dove sei venuto . Bene ora ridete, io quei due sportellini laterali, con funzione di convogliare l’aria fresca (ai tropici ? ) ai piedi per rinfrescarli li avevo gia in memoria, forse sulla ex Topolino o su qualche 1100 ?. Mi erano famigliari e mi piacevano, come mi piaceva la finestratura posteriore avvolgente, mi ricordava lo schermo Cinerama visto la prima volta con il film “La Tunica” . C’è ancora qualcuno in vita che se lo ricorda ?
Me la posteggiava giorno e notte con un cartello “SE VENDE”. Una Domenica mattina mi consegnò le chiavi perché andassi a provarla, scesi a La Guaira per la statale, fate conto dal Brennero a Insbruck per la vecchia strada, o da Serravalle a Genova via Statale N° 35, i freni nessun problema, all’epoca le staccate mi erano sconosciute, il ritorno fu un pò più torrido, la salita era tosta ed il radiatore forse non era adeguatamente capiente, due soste ristoratrici, feci conoscenza con la meccanica .
Mi sembrava molta e ben distribuita, c’era un sacco di posto se uno voleva aggiungere altre cose, non saprei quali.
Il prezzo era buono, in quanto quell’anno (1952) era uscito un modello nuovo, sostitutivo, con un nuovo motore 8 Cilindri, e parabrezza in un unico pezzo, niente frontale con ogive atomiche, anzi cofano tendente allo spiovente, che poi sarebbe diventato, più accentuato, un tratto, che avrebbe contraddistinto le Coupè Sudebaker, tra le più belle del mercato, forse la più Europea delle Americane anni 50 . Decisi di comperarla . Purtroppo non se ne fece niente, in quando il mio documento di identità attestante la mia residenza non era ancora pronto, non potevo intestarmela . Ci rimanemmo male tutti e due, io ero infastidito come quando sembra fatta, ma Lei ti sussurra :
““ caro, non questa sera, ho le mie indisponenze””, e poi non la rivedi mai più .
Malgrado queste cocenti delusioni, uno rimane etero, quindi via alla ricerca di una nuova amante .
Ma a differenza dell’altra volta, sapevo cosa cercare, mi piaceva da impazzire la Ford Crestliner del 1950, qui si saliva di motore, 8 in V anche se a valvole laterali, sempre 3 marce manuali con l’ormai ammesso Overdrive, piccola ogiva di ordinanza nel frontale, i fanalini posteriori in orizzontale mi affascinavano, purtroppo niente sportellini per il riciclo spore olfattive dei piedi . Nulla è perfetto . Colore preferito ? il bianco mi sembrava adatto al sole tropicale . Questa volta avevo le idee chiare, ma non sempre basta .
Devo spiegare che mai più in vita mia ho guadagnato tanto denaro in un cosi ristretto periodo di tempo .
Il posteggio elegantissimo ed asfaltato, del dirimpettaio, chiuse alla fine del mese, iniziavano i lavori per il grattacielo . Figurarsi la confusione, le macchine avrei dovute impilarle una sopra l’altra per esaudire le richieste, quando la Domenica mattina informai l’amico Svizzero di cosa era successo, mi ordinò di raddoppiare le tariffe gia dallo stesso Lunedì, fermo restando che i Ns. accordi rimanevano invariati, io ne traevo un beneficio esagerato, non capivo tanta magnanimità . Mi spiegò che a lui interessava trovare al suo ritorno il lavoro sporco già fatto . Aveva ragione lui, le seguenti settimane furono furenti, dovetti per la prima volta lasciarmi crescere i peli sullo stomaco, come si suol dire .
I clienti erano arrabbiati, dimezzate le possibilità di posteggio e raddoppiati i prezzi (il libero mercato,bellezza) .
Le uniche tariffe rimaste invariate erano gli abbonamenti mensili, tutta gente di gran riguardo, lo si capiva dalle Cadillac,Lincoln,Chrysler Imperial e RR che sonnecchiavano all’ombra . Niente di nuovo direte voi .
I soldi non sono mai troppi, a volte hanno il difetto di andarsene altrettanto in fretta, come sono arrivati, ed io dovevo trovare casa, viaggio di mia moglie, mobili vari, preparare collegio per i bambini, altro viaggio per andarli a prendere insomma un sacco di spese, quindi è una gran consolazione che le cose siano andate cosi .
Invece la cosa più importante, non me ne ero accorto subito, era il grande valore o capitale che avevo accumulato .
Incredibile, le amicizie o conoscenze fatte come umile posteggiatore, di rilevanti persone della Finanza, Affari e Industria che avevano uffici in centro Caracas . Queste casuali conoscenze, trattate sempre con guanti bianchi, e con un attento colpo d’occhio, davi l’impressione di usare priorità, sono state indirettamente contributo al mio successo nell’attività futura . Non ne ho mai approfittato, ma solo interpellate in cerca di un sano consiglio ($), o per aiutarmi a spingere qualche porta troppo arrugginita .
Uno di questi è stato Don Pedro, ormai settantenne era la saggezza in persona, gentile all’estremo e cocciuto come un mulo, arrivava con la sua Packard due porte senza montante del 1951, non ricordo il nome del modello, aveva tre finti sfiati sul parafango posteriore, una sola leggera piattina di acciaio, che partiva da prua e terminava a 1/2 portiera, un frontale con la parte in acciaio un pò troppo robusta, due soli fari, io, come d'altronde lui, la trovavo elegantissima, così libera da inutili fronzoli, un bel Bordeaux scuro e tetto Blu Caribe, un accostamento ardito, ma le tonalità si sposavano a meraviglia, due le dissonanze : l’eccessivo e troppo scivoloso divano anteriore ( devo rimangiarmi quanto focosamente affermato), ci vedevo meglio due poltronaccie di cuoio, e quella stupenda statuina, lì lontano, lontano in fondo dove termina il cofano, raffigurante un cigno con le ali affilatissime alzate al cielo, avrebbe decapitato anche una farfalla che avesse osato posarsi.
Don Pedro era l’importatore ufficiale per tutto il Venezuela di una delle tre sorelle.
A volte la sera, quando la brezza fresca ti rianimava, rimaneva a chiacchierare seduto sulla panca, aveva molto da raccontare, era bonario, semplice e gradevole da ascoltare. Una sera stavamo ammirando con il cofano aperto l’otto cilindri in linea, valvole laterali, del Packard, vedendo la batteria di carburatori avvitati al lato destro del motore come torrette, mi venne da dirgli :
”””” se togliamo le candele, assomiglia alla tolda della portaerei Ticonderoga “”””
Si fece una spontanea e rumorosa risata,
“””” mi hai allungato la vita di una settimana, bisogna ridere molto per diventare centenari”””” .
Girava in Packard, perché era il suo sogno possederne una, nei favolosi anni venti, quando allora i soldi non gli bastavano.
E’ strano come quasi ogni generazione abbia in memoria, il ricordo struggente “ di quei favolosi anni ………”
Una sera mi raccontava dei batticuori di quegli anni, le donne pettinate con il caschetto e giovanile frangetta, fascetta di brillantini che cingeva la fronte, alla Pocahontas, collane di perle multiple e abbondanti che tentavano di rimediare a vesti estesamente scollate, gonne imprudentemente ampie di raffinato plissé, abbondantemente sopra il ginocchio, gambe fasciate nella seta e sostenute da decorati reggicalze da immaginare vedendo ballare con foga e sudore un Charleston, rossetti e cipria, sigarette accese, al finale di un lungo cannello della pipa adattato per la circostanza,(Bocchino), colore dominante; il bianco .
“””” Scusa Don Pedro, ma tua madre si abbigliava come la Pupa di un Gangster ? usciva per strada, faceva le compere così eroticamente svestita ? “”””
Mi guardò esterrefatto, stavo offendendo oppure ??? .
Corsi immediatamente ai ripari :
“”””Intendo dire che una epoca non si definisce tale per il semplice fatto che nella vita notturna ci si veste e comporta in una certa maniera, in un corto periodo di tempo, in più limitata ad una ristretta cerchia di partecipanti .
Un’epoca secondo mè è tale se partecipativa almeno di tutta una o più generazioni al completo, perché no, comprese anche le mamme “””.
Attento edmondo, forse ne eri uscito, ma per il rotto della cuffia, Don Pedro in silenzio rifletteva .
Mi chiese della Studebaker, spiegai cosa era successo, e le intenzioni che avevo . Convenne che il Crestliner era una macchina gradevole alla vista, altrettanto lo era uno stesso prodotto della famiglia Ford, tecnicamente quasi uguale, di cui aveva appena ripreso da una Oil Comp. una partita di 20 Mercury 1952 nuove di fabbrica, che erano state rinunciate in cambio di Pick-Up, più adatte a loro . Figurarsi un Mercury nuovo, a parte il costo non programmato, mi sembrava troppo prematuro . La Multi che avrei rappresentato, mi aveva assegnato in dotazione, per contratto, un Maggiolino .
Due giorni dopo arrivò un carro attrezzi che mi mise sul piazzale uno dei Mercury in questione, verde chiaro con tetto verde scuro, 4 porte, V8 ancora valvole laterali e sempre tre marce, con l’immancabile Overdrive. La carrozzeria era quasi simile al Ford di quello stesso anno, tutto sommato era una vettura sobria senza fronzoli inutili, un motore collaudato, seppi poi un po’ deboluccio di banco, se surriscaldato, d'altronde il progetto aveva i suoi anni . Ovviamente non avevo critiche da muovere, la mia esperienza era limitata, andavo sulla fiducia di Don Pedro, che mi propose carta di circolazione in mano il tutto per l’equivalente di c/a $ 1000.- Solo 300 più del Studebaker.
Avvisai che non potevo intestarla causa la residenza, mi chiese la patente Italiana e due giorni dopo venne con la conversione effettuata, Cedula de Identidad e documenti della Mercury a mio nome . Ehh le persone giuste, al momento giusto. Cosi entrai nel mondo straordinario delle “ Fifties “.
Quando a metà Dicembre la portai al tagliando, notai nell’immenso salone in fondo nell’angolo ne restavano due in vendita, a c/a 1300 $. Grazie Don Pedro.
A fine Novembre arrivò mia moglie con la “Amerigo Vespucci” un vecchio Libertì trasformato in Transatlantico, niente a che vedere con la Ns. gloriosa Nave Scuola. Andai a riceverla con la Nash Rambler color rosa, convertibile, non ci fece nemmeno caso, non mi riconobbe subito, ero dimagrito a meno di 50 Kg. nero come Pelè quando va in spiaggia.
Il 18 Dic. arrivò l’amico Svizzero e scesi all’aeroporto di Maiquetia , con il Buick ed iniziai a capire le differenze tra una quasi utilitaria ed un macchina di lusso USA. Neanche lui mi riconobbe, era stata veramente dura .
Fatti i conti con soddisfazione di entrambi, si complimentò per la fortuna avuta, e per aver attivato il posteggio serale e domenicale .
Saltiamo il Natale, il trasloco, ed eccomi inizio 1953 in una piccola villetta al bordo del mare tra Barcelona e Puerto la Cruz, un paesotto di pescatori, una trentina di case in tutto, Lecheria, al finale di una lunga e stretta penisola
accarezzata dal Mar dei Carabi, prolungamento di una interessante salina, non era Boneville ma ci si poteva divertire alla grande .
Se fate un volo Googel Maps oggi sul luogo, si vedrà che gran parte della salina è stata distrutta e trasformata in una grande Marina con annesse villette stile Miami-Fort Lodeurdale, il resto è stato bonificato per costruzioni e strade, Barcellona con Puerto la Cruz sono diventate ora quasi una unica città .
Proseguendo con il volo verso Est costeggiando il mare, alla fine della cittadina di Puerto la Cruz, ci si imbatte in un grande agglomerato di villette, recintato con ingresso controllato da Marines armati e riservato strettamente ai residenti USA, e sopra la collina grandi depositi di “oro nero” pronto ad essere imbarcato sulle Super Petroliere in attesa ai moli sottostanti . Questo è il grande campus abitativo del Personale delle Oil Comp. USA, che da molti decenni operano nell’Oriente Venezuelano . Ancora un po’ di pazienza, bisogna proseguire con il volo Googel sempre per Est, oltre il Porto di Guanta, sino ad arrivare all’adiacente bellissima Baia di Pertigalete, dove in fondo troneggia un enorme Cementificio, grazie al quale e al vento Aliseo nei prossimi 6 anni avrò a disposizione per guidarle, quasi tutti i modelli, delle favolose Fifties .
Abbiamo finito .
La Multinazionale che rappresentavo era consorziata con la VW-Porsche e la GM-Detroit Diesel, una unica costruzione con uffici, sale esposizione, officine per sevizio assistenza VW, e grandi Officine per effettuare complete rimesse a nuovo dei motori Detroit Diesel, prevalenza la gloriosa serie 70 o 71 (se non sbaglio), per intenderci gli indistruttibili e rumorosi Diesel 2 Tempi con compressore volumetrico elicoidale al centro della bancata, partendo da 4 cil. a V, poi 6V, poi 8V, poi 12V, e finire a 16V per uso prevalente marino Marino.
Disponevamo di grandi capannoni per le merci in arrivo da USA ed Europa . Il 70 % della cifra di affari era con le Oil Comp. . Eravamo di casa da loro, si può dire, ci conoscevamo quasi tutti.
Il Cementificio di Pertigalete era un vulcano in perenne eruzione, che sputava polveri residue giorno e notte, il vento Aliseo che soffiava costantemente da Est verso Ovest le depositava per gravità subito sopra l’accampamento USA, quindi sopra le centinaia di bellissime Fifties, parcheggiate davanti le villette, l’umidità della notte tropicale, cementificava sopra le vernici . Quando i proprietari erano presenti, l’autolavaggio era sempre intasato, ma quando partivano per il mese di ferie annuale o lunghi periodi nei Campi Petroliferi all’interno, dovevano ricorrere all’amico che poteva ricoverarle al riparo . Impossibile coprirle con teli, la polvere penetrava sotto e il vento provocava l’effetto carta vetro . Noi disponevamo di capannoni vuoti .
I miei prodotti ricevevano lo stesso occhio di riguardo, che avevo io verso le loro creature coccolate e protette .
Inoltre era cortesia muoverle ogni tanto, era pure consigliato nei libretti di uso e manutenzione, poi è costume per gli Americani non essere patologicamente gelosi dell’automobile e della moglie.
Abbiamo sgomberato il campo da fraintendimenti, non sono mai stato collaudatore di automobili, ma solo circostanze fortuite mi hanno permesso di conoscerle “on the road” , senza doverle acquistare o noleggiare .
Mi sentivo appagato, il lavoro era entusiasmante e carico di sfide, il Paese che mi ospitava possedeva risorse e bellezze inesauribili, gli spazi immensi, il mare (mio unico grande Hobby) era il Caribe sub-tropicale, gli autoctoni sempre stati di una cordialità e gentilezza genuina, rispettosi se rispettati, di grande altruismo, sempre disponibili ad aiutarmi .
I miei rancori interni si stavano con calma stemperando, l’odioso imprinting del pensiero unico e inappellabile si diluiva lentamente nella ritrovata LIBERTA’ ; Letteratura, Musica, Pittura, Pensieri, Abbigliamento, Cinematografia ect. finalmente senza più censura, la nuvoletta di clerical-bigotto perbenismo opprimente, che mi perseguiva e aveva inquinato gli anni trascorsi, si era lentamente dissolta, sostituita finalmente dalla mia personale responsabilità verso mè stesso e soprattutto verso gli altri, e rispetto verso tutto ciò che ha vita .
Forse quelli della mia generazione (1932) non abbiamo il diritto di lamentarci, bastava essere nati alcuni anni prima, per soccombere, dopo un ventennio di roboante retorica populista, per la gloria del nostro Grande Impero, come ratti nelle fogne della voluta gloriosa Guerra Mondiale. Criminali ! .
A mè personalmente è bastato assistere alla immensa tragedia della prima metà degli anni quaranta, poi al vergognoso cambio di casacca di chi l’aveva provocata, nell’altra metà, vederli riprendere il megafono in mano. Doppiamente Criminali !! . Passato, stendiamo velo pietoso, NON dimenticare, e quando possibile un fiore al Milite Ignoto e non .

Come non definire “Favolosi” questi anni che stiamo rievocando, entrare in una chiesa a El Tigre, vedere in un angolo ombreggiato un Music-box AMI anteguerra, con un nichelino gustarti sommessamente un 78 giri di musica sacra, inni o salmi (Blues), o una più nostrana Ave Maria di Schubert, che la memoria deve aiutarti a individuare tra altri suoni ormai deteriorati, mentre da ateo convinto ma riguardoso, rifletti su come anche le religioni intelligenti si adeguino e sposino certe consuetudini etniche .
Io ascoltavo seduto al fresco in un angolo, con una certa inquietudine interiore, influsso della suggestione, o considerazioni sulle certezze ???. Mi ero fermato in quella chiesetta spoglia ma “densa” , su indicazione di un amico Messicano, vi erano appesi interessanti Ex Voto di Campesino locali .
Effettivamente, tre erano nella esuberante colorazione e dolcezza dei tratti Naif, molto singolari .
Il primo raffigurava una Cadillac tipo Eldorado, che si era schiantata contro il muso di un camion che trasportava mucche, un autista indio che discuteva con una sorta di Allevatore, vestito con il Liki-Liki bianco (abbigliamento tipico nazionale), e attinente Panama a larghe falde . Si scorgeva una mucca che volava alta nel cielo, gambe all’insù, tutti indenni, l’insieme un colpo d’occhio su di una sceneggiatura adatta ad uno spot per una compagnia di assicurazione.
Il secondo un poco più elaborato e complesso, raffigurava una Plymouth certamente del 56, viste le esagerate pinne (ali ???) che puntavano verso il cielo, il muso interrato nel fosso, monumento ad una V2 inesplosa, piantata in verticale . Cinque passeggeri inginocchiati incolumi, che pregavano a mani giunte, allineati al bordo della strada, mentre l’autista era raffigurato bene in carne, robusto come lo sono quelli che pranzano nelle trattorie, con le usuali mani nei capelli, in piedi, mentre contemplava il misfatto.
Il dettaglio che faceva rabbrividire, era la immagine della sua gamba sinistra, raffigurata da una essenziale linea nera sottilissima che terminava con un corto trattino orizzontale, figurazione del piede, con il ginocchio piegato all’indietro (come i fenicotteri per intenderci), dal quale zampillavano copiose quantità di sangue che allagava il suolo . Immaginare di come facesse a reggersi in piedi, mi generava un’inquietante angoscia .
Era sicuramente un “Carrito per puesto”, che serviva la tratta Caracas-Città Bolivar
Il terzo era neorealista ; un foglio nero, sul quale ad olio era raffigurata una giardinetta woody anni quaranta, che si era schiantata contro due mucche che dormivano ignare sull’asfalto tiepido, i pregiati listelli di frassino che strutturavano ed ornavano parte della carrozzeria, giacevano fatti a pezzi e in disordine al suolo, il vecchietto magrissimo dentro una salopette, con un sgualcito capello da ranchero, contemplava il disastro, oltre i cadaveri delle mucche, una piccola e corposa india tracimava lacrime disperata, con le braccia allargate ed il capo reclinato all’indietro, quattro stilizzate scimmie urlatrici, appollaiate su un ramo, attaccato al nulla, contemplavano esterrefatte quei corpi ed oggetti sotto di loro .
Il tenue crepuscolo di una sbiadita luna ovale, accarezzava l’insieme dando leggerissime forme alle cose. Due nuovi poveri, senza più niente .
A discolpa del vecchietto bisogna dire che ai tropici le notti sono fredde, e molti animali poco vestiti perché operano di giorno, sotto il sol leone, gradiscono riposare sul tiepido asfalto, tutti in armonia tra loro . Attraversando su strade asfaltate, le foreste, a volte è come visitare uno zoo safari, gratis .
Attesi inutilmente più di mezz’ora, gradivo incontrare il Sacerdote per chiederli il permesso di fotografare, sarà alla prossima visita .
Ripartii con il Pontiac del 1950, mosso da un 6 in linea a valvole laterali, fiacco e rassicurante come il capo indiano dalla chioma candida, che si illumina quando si accendono i fari, emblema della casa, posto al finale del cofano sopra le strisce cromate, evocative delle piste dei Bisonti in fuga dalle praterie, anni di conquiste e sofferenze .
Io quando la guardavo da ferma questa Catalina, mi dava l’idea che volesse di continuo avviarsi per un lungo viaggio .
Ne ho posseduto una, station wagon del 55 (Safari ???), verde scuro in basso, ma la parte alta, dalla piattina che partiva dal deflettore verso il retro, e il tetto, era in verde chiaro, vera macchina da viaggio, senza pretese di nobiltà .
Novità, le strisce cromate si erano sdoppiate su cofano, i Bisonti avevano segnato la pista del ritorno .
Le linee ricordavano abbastanza la vera grossa novità dell’anno, (Chevrolet 1955) che oltre al gran fragore, fece anche la storia della seconda metà dei 50, almeno di alcune consociate della mamma GM.
Ho seguito con simpatia e ammirazione le quattro sorelle (Chevrolet-Pontiac-Oldsmobile e Buik) sino alla fine dell’ anno 1958, poi le abbandonai al loro triste e immeritato destino, l’inizio della fine dei Fifties .
Rientrato da El Tigre, mi fermai come d’abitudine al Country Club, enciclopedia per qualsiasi tipo o modello di automobile USA, pile di Riviste sul soggetto, caverna per aspre discussioni sull’argomento, serate a nutrirsi di schizzi e foto rubate, su come saranno state modificate le auto del prossimo anno .
Oggi ero quasi solo, qui il fresco era artificiale, i quadri alle pareti esibivano monumenti statici su gomma, bardati di acciaio 6 volte cromati a spessore, audaci Pin-Up bionde,(chissà perchè sono tutte bionde ?) ingentilivano il rettangolo del quadro .
Alla parete di fondo, lontano dai raggi solari, un opulento armadio di plastica simil cristallo, a mezza altezza una pulsantiera orizzontale più estesa del citofono dell’Empire State Building, la parte sottostante, un esplosione di colori alla Zabriskie Point di Antonioni, il tutto ammiccava, vieni a inserire il nichelino e scegli in libertà uno dei cento, si avete capito bene, uno dei cento dischi 45 giri disponibili . Era l’ultimo modello del Seeburg, anni 50 .
Tanto valeva approfittarne, i Fisties erano veramente partiti bene anche in musica, forse la decade più eccitante .
Io da autentico Europeo, nella valigia di cartone avevo portato a questi indigeni, oltre che le perline colorate, stracci variopinti, orecchini rotondi per il naso, anche cose nobili come Mazurche, Valzer, Paso Doble e scandalosi Tanghi d’importazione .
Questi del Nuovo Mondo mi ricambiarono con ; Jazz,Blues, Swing, Boogie-Woogie, Country e trionfo eterno e mondiale, il Rock ed il Rock and Roll.
Con un paio di $ mi concessi in ascolto una cronistoria degli ultimi decenni .
Iniziai con Gleen Miller, : In The Mood – Moonlight Serenade – Chattanooga Cho Cho .
Passai a Benny Godmann che sicuramente con il suo Sing Sing Sing combinò insieme le prime note per il futuro Rock . Infine il vero iniziatore di una Era intramontabile, Bill Halley con i suoi “Comets” ci regalò in concomitanza con la Chevrolet 1955, il famoso “Rock arund the clok” .
A seguire , pulsai tutto l’ immenso Elvis Presley diponibile, iniziai con “Heartbreak Hotel” .
Da allora Cadillac’s a profusione, grazie a Lui anche i Pigmei della foresta sognavano una Eldorado, purtroppo per loro, le vennero a conoscere solo dopo il 1958, quando la decadenza delle Caddy era abbozzata, e non le vollero più acquistare.
Troppo grande Elvis, perchè io possa battere opinioni su questa tastiera impunito, amo la musica, ma non oso disquisirne, e Lui, nel bene e nel male, è stato uno tra i Grandi, oggi mi separo da Lui omaggiandomi la sua bellissima “Forever Yung and Beautiful”, un augurio anche per tutti Voi .
Spero aver speso bene quei due $ nel Seeburg, ed aver costruito a mio gusto, una colonna sonora accettabile, come commento musicale ad una iniziale prima parte della “Vita nei Favolosi Fifteis” .

Parliamo di Cadillac’s, ma si dai, Icona delle Icone dei favolosi anni………………
A scanso di equivoci non solo degli anni 50, sfortunatamente il suo maggior gioiello, il mitico V16 di quasi 7400 cc con 165 cavalli, di amabilità e pastosità, si presentò all’inizio della grande depressione anni 30 . Solo per ricordare che le Caddy hanno origini mobilissime, credo nascano nei lontani anni 10, inizio 900 quindi . Penso esista letteratura sufficiente per esaurire tutte le curiosità, però personalmente non mi hanno mai scaldato il cuore proletario . Prendiamole in consegna all’inizio degli anni 50, due mondi separati tra loro di Cadillac . Le severe Limousine nere, non trovano collocazione nel nostro immaginario, sfrecciano velocissime, senza fantasia, non si sa verso dove, con l’impettito autista imberrettato che guarda sempre e solo avanti, seduti dietro tutta roba che non ama farsi vedere, misteriosi finanzieri o finanziatori, trepidanti Dittatori che fremono per abbandonare in fretta luoghi affollati, politici circondati da Cips in motocicletta a sirene spiegate, più o meno rendo l’idea ?.
Loro amano stare alla larga da noi, penso che il desiderio sia condiviso .
Sempre le stesse belle linee, ma in questo ambiente vetusto e mesto, a guardarle ti incupisci .
Impossibile immaginare l’avvocato o il chirurgo di grido, seduto al volante dell’austera creatura, che fa l’autista di se stesso, gli interni posteriori ovattati da ragnatele . In sintesi un mondo che non ci appartiene, attori scarsi in tutte le decadi, se li conosci li eviti, povere Caddy, che immeritato oblio .
Invece quelle altre, le esotiche e colorate convertibili, le piacevoli coupè due porte, e tutto il resto della figliolanza dai nomi evocativi, quelle sì, anche se appartenevano ad un mondo a noi separato, erano presenti nella nostra vita quotidiana . Attori, attrici, pugilatori, idoli del Baseball, campioni vari, sposati famosi, divorziati altrettanto famosi, cantanti e cantautori di successo, in poche parole quel nascente mondo gossiparo, che giornalmente per le ragioni più disparate cadeva sotto i nostri occhi, attraverso le riviste o cinegiornali, appoggiati, seduti. sdraiati, in piedi accanto, sopra o sotto una luccicante Cadillac, abbagliante dal grondante cromo, in quelle si che ci identifichiamo (io non tanto), e giustamente vanno venerate, come certi loro proprietari o utilizzatori .
E qui i tifosi dei Fifties, possono inorgoglirsi, ne abbiamo tanti e cosa rara, di gran classe, ne parleremo più avanti .
Vorrei ricordare due cosucce che hanno raffreddato i miei entusiasmi verso le Caddy, per primo quelle intolleranti di color nero, ricordate i tempi del posteggiatore, bene, prendevo in consegna le macchine e dovevo aggirare la quadra, girando tre volte a desta per entrare nel posteggio, strade a senso unico, obbligate . La prima che incrociavo era una arteria principale, che anche due volte al giorno veniva bloccata per troppo tempo, onde facilitare il passaggio del Presidente Dittatore Perez Jimenez, che per ragioni di sicurezza si serviva da cinque sino ad otto Limousine Cadillac, tutte identiche nere, modello 1950 credo, blindate e vetri oscurati, che viaggiavano a velocità folle, intercalate da altre macchine civetta, e tutte scortate da numerosa polizia in moto su BMW nere (te pareva) a sirene spiegate . Il trucco difensivo risiedeva nel fatto che nessuno sapeva in quale delle Caddy il Benemerito locale sedeva . Tra preparativi e passaggio della colonna, ci voleva a volte ½ ora, figurarsi l’intasamento all’ingresso del posteggio, giustificato quindi il mio risentimento alla vista di una di quelle macchine di color nero. Chiaro le Cadillac non ne avevano nessuna colpa, ma per attinenza è come se il tuo Amore scomparisse assieme l’idraulico, con la tua Oldsmobile, ed il tuo vicino te ne parcheggia una uguale ogni sera vicino casa, rimarresti un pò prevenuto verso quel modello incolpevole .
L’altro caso è innocuo, e da imputare solo alla mia dabbenaggine . Sono un tipo poco avvezzo alle sconfitte, non le smaltisco, le combatto .
Quella propinatami da una splendida Caddy del 1952 due porte, quelle con già il finto aeratore verticale all’inizio del parafango posteriore, quasi nuova, mi ha marcato per molto tempo. Ricordate i problemi del cementificio di Pertigalete, un amico, era ingegnere a capo del servizio antincendio del locale Porto Petrolifero, ed aveva accumulato due mesi di ferie, in due anni di attività ininterrotta, e le avrebbe passate a casa sua, Baltimora . Eravamo d’accordo che mi lasciava la macchina al parcheggio dei ns. uffici, in quanto partiva presto al mattino con un amico verso l’aeroporto, l’avrei ricoverata io nel ns. capannone .
Arrivato in ufficio non vidi la macchina, pensai a qualche problema . Verso le dieci mi telefonò dall’aeroporto di Maiquetia, non si era fidato di venire con la macchina perchè la Caddy segnava Empti in modo allarmante . No problem, sarei andato io nella pausa di mezzogiorno, però avevo un irrinunciabile impegno alle 14 . Il ns. autista mi lasciò davanti casa di lui, sotto il tappetino trovai le chiavi . Mi misi al volante e diressi alla loro colonnina di servizio . Le cose le avevano organizzate così : arrivi, metti benzina (Galloni), fuori del casotto posato su di un tavolo quando non c’e vento altrimenti dentro il cassetto, trovi un librone e alla riga vuota successiva scrivi la quantità immessa, e a seguire la targa dell’auto .
La benzina costava meno dell’acqua . A fine mese l’incaricato faceva i conti, se non avevi ecceduto la quantità gratuita, tutto OK, altrimenti passavi a pagare la differenza . Non esisteva il benzinaio di servizio . Arrivai e cercai il bocchettone di riempimento, e qui iniziò la mia odissea . Dopo più di mezza ora non lo avevo trovato, per decenza non racconto fin dove ho cercato, nessuno all’orizzonte, le case vicine deserte . Paziente e infuriato aspettai il manifestarsi di un’anima bisognosa di benzina, nessuno, poi oramai alle 13.30 vidi in lontananza una bicicletta che arrancava . Era una specie di “Casalinga Disperata” in Hot Pant e tubetto Bolero, di un’abbronzatura perfetta, perfetta anche nell’insieme in tutti i suoi moltissimi particolari in evidenza . Tra l’appuntamento impellente e la necessità pressante di benzina optai per un comportamento Finlandese, anche perché nell’ambiente non potevo permettermi licenze . Con contenuta serietà (che fatica) chiesi se conosceva un poco della Caddy, mi rispose testuale :
“””” Prima di sposarmi, mi lasciavo scorazzare, l’unica cosa che non ho mai fatto è stata la benzina, ora quello str—onzo ha una vecchia Henry J, per sposarmi mi aveva promesso che andavamo a vivere ai Carabi, e vero ci siamo, ma in una fogna di puzzolente petrolio, e lui al Weck-End va ricorrere le farfalle, sua unica passione, ma prima o poi chiedo il divorzio, e me ne torno a Seattel, da mia madre””””
Feci cenno con il pollice alzato e l’indice diritto, che con la pistola erogatrice avevo bisogno di Benzina . Finalmente mi tranquillizzò, mi avrebbe mandato un moccioso che lei conosceva, e che sapeva di automobili, se ne andò lanciandomi un’occhiata di disapprovazione . Ringraziai compito, pensando a quel deficiente che scambia questo ben di Dio, con un pugnetto di farfalle, era veramente notevole, Lei .
Quindici minuti e si materializzo un sbarbatello lentigginoso, con uno sguardo mi classifico da deficiente (intuito innato dell’innocenza), andò dietro la macchina, con il ditino indice che roteava da destra a sinistra cercava di creare suspense, forse capì che stava oltrepassando il limite, si diresse alla parte SX e recitando una specie di Simsalabin magico, premette il rotondo e piccolo catarifrangente appena sotto il blocco delle luci posteriori che si sollevarono di scatto, con mio spavento, offrendomi il bocchettone .
Non accettava mance, ringraziai, e in cuor mio promisi fargli dire un’Ave Maria per ogni lentiggine . Io con le macchine sono sempre stato di guida calma, mai avuto passione di sgommate, mi davano noia anche quelle nei film, ma pensando all’appuntamento, diedi una rovente sveglia ai cavalli di questo moderno V8 di 5.500 cc . I Marine’s all’uscita avevano sentito l’urlo delle gomme, e facendo segno con il palmo della mano, verso il basso, mi allontanarono il piede dall’acceleratore .
Le Caddy hanno anche grinta da vendere, se sollecitate da mani più esperte .
Se non sei all’altezza, almeno astieniti dal criticare, mi avrebbe suggerito la mia nonna . Seppi anche che avevano partecipato con molto onore alla 24 Ore di Le Mans, chapeau .
Tento di far trapelare le mie preferenze, essendo però i gusti soggettivi, vorrei possibilmente farlo senza mettere a dura prova la tolleranza di persone con convinzioni opposte alle mie, ed altrettanto valide .
Saluti ed alla prossima .

edmondo

#2 Route66

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Inviato 23 aprile 2009 - 09:55

Troooppo bello!!! mi e' piaciuto tantissimo.

Da parte mia complimenti, e aspetto la seconda parte.

ciao

#3 TEO 199

TEO 199
  • Guest

Inviato 23 aprile 2009 - 11:38

Molto sensazionale,davvero...sembra di "rivivere" o vedere quei momenti...starei ore e ore ad ascoltare/leggere questo tipo di racconti!me ne sto in impaziente attesa della prossima "puntata" ^_^

#4 Pex

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Inviato 23 aprile 2009 - 12:26

Bellissimo racconto Edmondo, mi è piaciuto parecchio.
:winns:Per quanto mi riguarda quando vuoi postarne un altro fai pure, tutta ciccia!!!! ^_^

#5 baraz

baraz
  • Guest

Inviato 23 aprile 2009 - 13:07

che spettacolo Ed, sembrava veramente di essere paracadutati nel passato......

#6 funnycar

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Inviato 23 aprile 2009 - 13:14

Pur essendo "più giovane" devo ammettere che Edmondo è un romanziere nato, anche se "in erba"...: il suo scritto mi ha fatto rivivere un'epoca che si stava annebbiando nel mio cervello. Grazie, Edmondo! ^_^ :sarchaha:
P.S.: quant'è "sana" quella giusta ossessione per la panca anteriore!!!!!!!!!!!!!

#7 Piero

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Inviato 23 aprile 2009 - 13:31

Edmondo,ti devo fare un appunto!
Non raccontare cosi' tante cose in sole due puntate:e' troppo bello rivivere quelle sensazioni che ci trasmetti!
Ti consiglio veramente di dilungarti molto di piu' nei particolari,in fondo sono anni e anni di di vita!
Quindi,prendila con calma e racconta....anche perche' il "tuo stile narrativo", per certi versi insolito, e' gradevolissimo. ^_^
Grazie per il tempo che vorrai dedicarci.

#8 loghann

loghann
  • Guest

Inviato 23 aprile 2009 - 15:25

^_^ :sarchaha: :sarchaha: :approv: :tromb: :tromb: :tromb: :tromb:

#9 askamatrallera

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Inviato 23 aprile 2009 - 15:47

B E L L I S S I M O!!!!!!!!!!!!!!!!! ^_^ :sarchaha: :sarchaha: :approv: :tromb: :tromb: :tromb: Ancora ancora!!!!!

Antonio

#10 nigel68

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Inviato 23 aprile 2009 - 15:53

Sei un romanziere!! Grande! ^_^




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